La mattina la sveglia suona all'alba, pronti i bagagli e di corsa al galoppo per arrivare alla barca che ci porterà alla terra ferma. Per fortuna è un buon cavallo e riusciamo a salpare.
Un macchina ci attende a Bangsal, il porto pruncipale del nord di Lombok. Ad attenderci c'e Datu, un personaggio abbastanza invadente che verrà neutralizzato lungo tutto il viaggio.
Dopo una sosta tecnica a Mataram, per pannolini e prelievi di Rupie, ci dirigiamo verso Lembar, squallido porto da dove ogni ora partono traghetti per Bali. Qui, prendiamo una piccola barca che dopo circa 20 minuti ci regala una piccola perla nascosta lontana da tutto: Gili Nangu.
Lost in Asia
domenica 29 agosto 2010
sabato 28 agosto 2010
Gili Meno: tra cavalli e tartarughe
La spiaggia su cui ci troviamo è una distesa di coralli lunga e deserta, con alberi che si protraggono verso la sabbia ad offrire un pó di rinfresco dal sole estivo.
L'affollata Trawangan che vediamo difronte appare lontanissima, mentre a Gili Meno l'atmosfera è molto tranquilla e i ritmi sono scanditi dai canti dei galli la mattina e lungo tutto il giorno dal passaggio di carretti trainati da cavalli, unico mezzo di trasporto sull'isola. La spiaggia principale, è la migliore dell'isola per fare il bagno e rilassarsi, grazie alla soffice sabbia. Il mare limpido, ha una barriera corallina con un ottima visibilitá ed è quotidiano avvistare qualche tartaruga, che su queste spiagge depone le uova.
Le tartarughe sono la mascotte dell'isola, un pó tutte le strutture ricettive dell'isola hanno vasche in cui ci sono piccole tartarughe, che non aspettano altro che di diventare grandi, prima di poter essere liberate in mare.
Secondo gli abitanti di Lombok, è colpa dei Balinesi che le usano nei loro riti indu, se questi graziosi animali sono in pericolo di estinzione. Sarà vero? Oppure è solo invidia da parte di Lombok nei confronti di Bali per una storia turistica a cui vuole tanto assomigliare?
Certo si, che se le Gili Islands continueranno ad aumentare i prezzi e ad affollare il loro paesaggio, verrano in futuro visitate solo dalle tartarughe.
L'affollata Trawangan che vediamo difronte appare lontanissima, mentre a Gili Meno l'atmosfera è molto tranquilla e i ritmi sono scanditi dai canti dei galli la mattina e lungo tutto il giorno dal passaggio di carretti trainati da cavalli, unico mezzo di trasporto sull'isola. La spiaggia principale, è la migliore dell'isola per fare il bagno e rilassarsi, grazie alla soffice sabbia. Il mare limpido, ha una barriera corallina con un ottima visibilitá ed è quotidiano avvistare qualche tartaruga, che su queste spiagge depone le uova.
Le tartarughe sono la mascotte dell'isola, un pó tutte le strutture ricettive dell'isola hanno vasche in cui ci sono piccole tartarughe, che non aspettano altro che di diventare grandi, prima di poter essere liberate in mare.
Secondo gli abitanti di Lombok, è colpa dei Balinesi che le usano nei loro riti indu, se questi graziosi animali sono in pericolo di estinzione. Sarà vero? Oppure è solo invidia da parte di Lombok nei confronti di Bali per una storia turistica a cui vuole tanto assomigliare?
Certo si, che se le Gili Islands continueranno ad aumentare i prezzi e ad affollare il loro paesaggio, verrano in futuro visitate solo dalle tartarughe.
Mai fidarsi della Lonely Planet
E' per me una prassi comprare la Lonely Planet, dare una letta veloce e abbandonarla per approfondire in internet su forum e blog di viaggiatori.
Ma questa volta avevo notato un grande impeto di entusiasmo nella descrizione del Good Heart, che è più o meno così:" Situato sulla sunset beach, questo stupendo resort a gestione balinese vanta superbi bungalows con fantastici bagni". Mi sembra più corretta una descrizione di questo tipo: "Il Good Heart ha passato tempi migliori, ed attualmente sembra il degrado di una lunga e cattiva gestione. Al nostro arrivo il proprietario ci ha malapena salutato, le camere erano decenti ma la biancheria aveva tracce di sangue e non solo. Il bagno era abbastanza una latrina. Il resort aveva cumuli di rifiuti e cloache stagnanti. Il ristorante a tratti buono, era malconcio ed il servizio impreciso sui fondamentali. L'atmosfera, nonostante la fantastica spiaggia ed il tramonto, era abbastanza inospitale anche a chi, come me, si adatta ovunque"
Nonostante tutto, grazie all'isola, siamo anche stati bene, ma per il futuro: mai fidarsi della Lonely Planet e mai pagare in anticipo, al massimo un paio di notti.
Ma questa volta avevo notato un grande impeto di entusiasmo nella descrizione del Good Heart, che è più o meno così:" Situato sulla sunset beach, questo stupendo resort a gestione balinese vanta superbi bungalows con fantastici bagni". Mi sembra più corretta una descrizione di questo tipo: "Il Good Heart ha passato tempi migliori, ed attualmente sembra il degrado di una lunga e cattiva gestione. Al nostro arrivo il proprietario ci ha malapena salutato, le camere erano decenti ma la biancheria aveva tracce di sangue e non solo. Il bagno era abbastanza una latrina. Il resort aveva cumuli di rifiuti e cloache stagnanti. Il ristorante a tratti buono, era malconcio ed il servizio impreciso sui fondamentali. L'atmosfera, nonostante la fantastica spiaggia ed il tramonto, era abbastanza inospitale anche a chi, come me, si adatta ovunque"
Nonostante tutto, grazie all'isola, siamo anche stati bene, ma per il futuro: mai fidarsi della Lonely Planet e mai pagare in anticipo, al massimo un paio di notti.
Verso Gili Meno
Al porto di Padangbai, Sebastian lancia il suo ciuccio in mare. Per fortuna galleggia, ma gli ormeggiatori con il "mezzo marinaio" non riescono a recuperarlo. Mi tuffo in mare ed evito la tragedia.
La "Fast Boat" non può chiamarsi barca, ma ha 900 cavalli!
Partiamo alla volta di Gilli Trawangan con quaranta passeggeri e nessun salvagente a bordo. Il mare che separa Lombok da Bali si presenta subito insidioso e dopo qualche minuto partono scommesse se la barca arriverà o no a destinazione.
Arriviamo a Gilli Trawangan, dopo che il pavimento diventa una melma di acqua marina e vomito.
Prendiamo subito una barca per superare il chilometro che ci separa da Gilli Meno spendendo una fortuna, circa 20 euro, ma eravamo decisamente provati. Fortunatamente abbiamo in premio uno stupendo tramonto con sullo sfondo il Gunung Angun, gli shakes fanno il resto.
La "Fast Boat" non può chiamarsi barca, ma ha 900 cavalli!
Partiamo alla volta di Gilli Trawangan con quaranta passeggeri e nessun salvagente a bordo. Il mare che separa Lombok da Bali si presenta subito insidioso e dopo qualche minuto partono scommesse se la barca arriverà o no a destinazione.
Arriviamo a Gilli Trawangan, dopo che il pavimento diventa una melma di acqua marina e vomito.
Prendiamo subito una barca per superare il chilometro che ci separa da Gilli Meno spendendo una fortuna, circa 20 euro, ma eravamo decisamente provati. Fortunatamente abbiamo in premio uno stupendo tramonto con sullo sfondo il Gunung Angun, gli shakes fanno il resto.
Tutta colpa di un libro
Finalmente sono riuscito a finire un libro: "Bangkok" di Laurence Osborne, edito da Adelphi in Italia. Un libro piacevole "solo" per chi ama Bangkok e si vuole divertire con i "Farang" che decidono di passare la loro pensione nella capitale Thai. Una scusa per scoprire angoli e storie di una città che non si finisce mai di conoscere.
Una sera ad Ubud vado in bagno e trovo occupato. Nell'attesa mi ritrovo a parlare con Alan, Londinese, che come lavoro si occupa di due progetti di conservazione e si divide tra il Borneo per gli Orango Tang e Nusa Penida per la conservazione delle foreste.
Alan ha vissuto per un anno ad Ubud qualche anno fa, quando tutto era più tranquillo e non c'era questa inondazione di turisti. Secondo lui tutta colpa di un best seller anglosassone: "Eat, pray and love", dove atttaverso il passaggio dall'Italia all'India si finisce a Bali, dove tutte le domande poste nel libro, trovano una loro risposta.
Per colpa di questo libro, secondo Alan, Bali si è riempita di turisti.
Il tempo di attesa alla toilette comincia a prolungarsi, rivado in bagno e quando, dopo aver bussato, provo ad aprire non trovo nessuno. Mah, mistero o forse semplicemente che il destino mi ha segnalato il mio prossimo libro da leggere?
Una sera ad Ubud vado in bagno e trovo occupato. Nell'attesa mi ritrovo a parlare con Alan, Londinese, che come lavoro si occupa di due progetti di conservazione e si divide tra il Borneo per gli Orango Tang e Nusa Penida per la conservazione delle foreste.
Alan ha vissuto per un anno ad Ubud qualche anno fa, quando tutto era più tranquillo e non c'era questa inondazione di turisti. Secondo lui tutta colpa di un best seller anglosassone: "Eat, pray and love", dove atttaverso il passaggio dall'Italia all'India si finisce a Bali, dove tutte le domande poste nel libro, trovano una loro risposta.
Per colpa di questo libro, secondo Alan, Bali si è riempita di turisti.
Il tempo di attesa alla toilette comincia a prolungarsi, rivado in bagno e quando, dopo aver bussato, provo ad aprire non trovo nessuno. Mah, mistero o forse semplicemente che il destino mi ha segnalato il mio prossimo libro da leggere?
sabato 21 agosto 2010
Uluwatu e Jinbaran
Una strada a doppia corsia viaggia verso il sud di Bali. Nonostante il sabato mattina, l'isola ha il suo usuale traffico intenso fatto di taxi, mezzi commerciali e motorini con il portasurf. Per arrivare a Uluwatu beach bisogna lasciarsi alle spalle Kuta e Nusa Dua ed andare all'estremo sud dell'isola. La spiaggia di Uluwatu non è altro che una magnifica grotta da cui i surfisti prendono il largo per approfittare delle magnifiche onde. Dall'alto il panorama è magnifico con falesie a picco sul mare e decine di surfisti in attesa dell'onda perfetta. A giudicare dalla loro bravura, questo non è un sito per principianti....
Il poco distante Tempio si protrae, dopo un piccolo boschetto abitato dalle solite scimmie dispettose, in una alta falesia a picco sul mare. Un gruppo di giapponesi, galvanizzate dalla loro settimana di vacanza annuale, sfidano la sorte e fanno a gara per una foto ricordo sull'orlo del precipizio. Chissà quante ne son cadute giù.
Appena usciti dalla penisola di Bukit, comincia la lunga spiaggia sabbiosa di Jinbaran con onde miti ma che non nascondono la loro potenza.
All'avanzare del tramonto, la spiaggia si riempe di tavoli mentre la bassa marea regala sempre più sabbia alla spiaggia.
L'odore di iodio comincia a mescolarsi con quello di fumo e i tavoli si riempiono di turisti in perfetta ed impeccabile tenuta da serata, come se fosse una crociera.
La zona cottura del pesce alla griglia non è all'aperto ma in uno spazio chiuso, ed è una vera visione che si contrappone all'atmosfera romantica della riva. I cuochi sembrano personaggi di un girone infernale che si agitano tra fuoco e fiamme, per soddisfare palati affamati di pesce.
Il poco distante Tempio si protrae, dopo un piccolo boschetto abitato dalle solite scimmie dispettose, in una alta falesia a picco sul mare. Un gruppo di giapponesi, galvanizzate dalla loro settimana di vacanza annuale, sfidano la sorte e fanno a gara per una foto ricordo sull'orlo del precipizio. Chissà quante ne son cadute giù.
Appena usciti dalla penisola di Bukit, comincia la lunga spiaggia sabbiosa di Jinbaran con onde miti ma che non nascondono la loro potenza.
All'avanzare del tramonto, la spiaggia si riempe di tavoli mentre la bassa marea regala sempre più sabbia alla spiaggia.
L'odore di iodio comincia a mescolarsi con quello di fumo e i tavoli si riempiono di turisti in perfetta ed impeccabile tenuta da serata, come se fosse una crociera.
La zona cottura del pesce alla griglia non è all'aperto ma in uno spazio chiuso, ed è una vera visione che si contrappone all'atmosfera romantica della riva. I cuochi sembrano personaggi di un girone infernale che si agitano tra fuoco e fiamme, per soddisfare palati affamati di pesce.
venerdì 20 agosto 2010
Gunung: dove batte il cuore di Bali
Il mezzo migliore per visitare Bali è l'automobile, bastano poco più di 10 euro per noleggiare un buon modello e 20 euro per fare il pieno di carburante.
In teoria servirebbe anche la patente internazionale, ma nel caso remoto ti dovesse fermare la polizia, circa 5 euro postono bastare per il disguido.
Il tempo di abituarsi della guida a destra e già si è fuori Ubud, con la strada che sale verso Kintamani.
Chilometro dopo chilometro, le strade si svuotano di turisti e si riempiono di bambini che, sul ciglio della strada, ritornano da scuola con la loro impeccabile divisa.
Il caldo afoso viene affievolito dall'altitudine e quando superiamo Kimtamani alla volta del tempio più in alto di Bali, circa 1300 metri, arrivano pioggia ed un misto di nebbia e fumi provenienti dal Gunung Batur. La Bali dei surfisti e delle splendide ville sembrano lontanissime, l'ambiente brullo dei vulcani ha reso la vita delle popolazioni scarno ed essenziale, la povertà è evidente ed il benessere di Ubud e delle coste sembra irragiungibile.
Bastano pochi minuti e ritorna il sole donando una vista mozzafiato sul complesso dei vulcani che ha al proprio interno un grande lago vulcanico.
Nella nostra discesa prendiamo una strada secondaria che corre nei boschi e passa sonnolenti villaggi alla volta del tempio più venerato di Bali: Besakih.
Pochi sono i turisti che arrivano fin, grazie alla distanza dalle principali basi turistiche e strade più difficili da percorrere. Ce ne rendiamo subito conto al parcheggio, dove i venditori sono piuttosto aggressivi, come anche le guide che cercano a tutti i costi di offrire una visita guidata.
Superati queste barriere, si entra dalle scalinate laterali al complesso templare poichè l'ingresso principale è riservato ai fedeli. L'atmosfera è magica all'ombra del Gunung Angun, sembra quasi di udire gli stridoli degli spiriti malvagi che voglio accedere al tempio. Dall'alto, il tramonto ci regala le guglie in silhouette ed un silenzio che merita questo luogo, a cui alcuni attribuiscono anche un valore cosmico.
Prima di andar via, la parte centrale del tempio si riempe di fedeli, prima dell'arrivo di una processione che segue la cremazione, si ha l'impressione che le cerimonie siano un occasione di incontro e di socializzazione dell'intera comunità, prima che il momento di celebrare qualcuno o qualcosa.
La nostra societá è così orientata all'evoluzione individualista che tralascia quel che c'era di buono nelle nostre tradizioni, alla ricerca di obiettivi da raggiungere, in una perenne corsa senza fine.
Qui batte il cuore di Bali, ed il nostro dove batte?
In teoria servirebbe anche la patente internazionale, ma nel caso remoto ti dovesse fermare la polizia, circa 5 euro postono bastare per il disguido.
Il tempo di abituarsi della guida a destra e già si è fuori Ubud, con la strada che sale verso Kintamani.
Chilometro dopo chilometro, le strade si svuotano di turisti e si riempiono di bambini che, sul ciglio della strada, ritornano da scuola con la loro impeccabile divisa.
Il caldo afoso viene affievolito dall'altitudine e quando superiamo Kimtamani alla volta del tempio più in alto di Bali, circa 1300 metri, arrivano pioggia ed un misto di nebbia e fumi provenienti dal Gunung Batur. La Bali dei surfisti e delle splendide ville sembrano lontanissime, l'ambiente brullo dei vulcani ha reso la vita delle popolazioni scarno ed essenziale, la povertà è evidente ed il benessere di Ubud e delle coste sembra irragiungibile.
Bastano pochi minuti e ritorna il sole donando una vista mozzafiato sul complesso dei vulcani che ha al proprio interno un grande lago vulcanico.
Nella nostra discesa prendiamo una strada secondaria che corre nei boschi e passa sonnolenti villaggi alla volta del tempio più venerato di Bali: Besakih.
Pochi sono i turisti che arrivano fin, grazie alla distanza dalle principali basi turistiche e strade più difficili da percorrere. Ce ne rendiamo subito conto al parcheggio, dove i venditori sono piuttosto aggressivi, come anche le guide che cercano a tutti i costi di offrire una visita guidata.
Superati queste barriere, si entra dalle scalinate laterali al complesso templare poichè l'ingresso principale è riservato ai fedeli. L'atmosfera è magica all'ombra del Gunung Angun, sembra quasi di udire gli stridoli degli spiriti malvagi che voglio accedere al tempio. Dall'alto, il tramonto ci regala le guglie in silhouette ed un silenzio che merita questo luogo, a cui alcuni attribuiscono anche un valore cosmico.
Prima di andar via, la parte centrale del tempio si riempe di fedeli, prima dell'arrivo di una processione che segue la cremazione, si ha l'impressione che le cerimonie siano un occasione di incontro e di socializzazione dell'intera comunità, prima che il momento di celebrare qualcuno o qualcosa.
La nostra societá è così orientata all'evoluzione individualista che tralascia quel che c'era di buono nelle nostre tradizioni, alla ricerca di obiettivi da raggiungere, in una perenne corsa senza fine.
Qui batte il cuore di Bali, ed il nostro dove batte?
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