Il mezzo migliore per visitare Bali è l'automobile, bastano poco più di 10 euro per noleggiare un buon modello e 20 euro per fare il pieno di carburante.
In teoria servirebbe anche la patente internazionale, ma nel caso remoto ti dovesse fermare la polizia, circa 5 euro postono bastare per il disguido.
Il tempo di abituarsi della guida a destra e già si è fuori Ubud, con la strada che sale verso Kintamani.
Chilometro dopo chilometro, le strade si svuotano di turisti e si riempiono di bambini che, sul ciglio della strada, ritornano da scuola con la loro impeccabile divisa.
Il caldo afoso viene affievolito dall'altitudine e quando superiamo Kimtamani alla volta del tempio più in alto di Bali, circa 1300 metri, arrivano pioggia ed un misto di nebbia e fumi provenienti dal Gunung Batur. La Bali dei surfisti e delle splendide ville sembrano lontanissime, l'ambiente brullo dei vulcani ha reso la vita delle popolazioni scarno ed essenziale, la povertà è evidente ed il benessere di Ubud e delle coste sembra irragiungibile.
Bastano pochi minuti e ritorna il sole donando una vista mozzafiato sul complesso dei vulcani che ha al proprio interno un grande lago vulcanico.
Nella nostra discesa prendiamo una strada secondaria che corre nei boschi e passa sonnolenti villaggi alla volta del tempio più venerato di Bali: Besakih.
Pochi sono i turisti che arrivano fin, grazie alla distanza dalle principali basi turistiche e strade più difficili da percorrere. Ce ne rendiamo subito conto al parcheggio, dove i venditori sono piuttosto aggressivi, come anche le guide che cercano a tutti i costi di offrire una visita guidata.
Superati queste barriere, si entra dalle scalinate laterali al complesso templare poichè l'ingresso principale è riservato ai fedeli. L'atmosfera è magica all'ombra del Gunung Angun, sembra quasi di udire gli stridoli degli spiriti malvagi che voglio accedere al tempio. Dall'alto, il tramonto ci regala le guglie in silhouette ed un silenzio che merita questo luogo, a cui alcuni attribuiscono anche un valore cosmico.
Prima di andar via, la parte centrale del tempio si riempe di fedeli, prima dell'arrivo di una processione che segue la cremazione, si ha l'impressione che le cerimonie siano un occasione di incontro e di socializzazione dell'intera comunità, prima che il momento di celebrare qualcuno o qualcosa.
La nostra societá è così orientata all'evoluzione individualista che tralascia quel che c'era di buono nelle nostre tradizioni, alla ricerca di obiettivi da raggiungere, in una perenne corsa senza fine.
Qui batte il cuore di Bali, ed il nostro dove batte?

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